Eugenio Miccini

Eugenio Miccini

nasce il 23 giugno 1925 a Firenze dove compie studi umanistici.
Allo scoppio della guerra abbandona il seminario e, dopo il ’43, diserta per raggiungere gli schieramenti partigiani. Iscritto al corso di laurea in Pedagogia a Firenze segue le lezioni di Giulio Preti su Hegel e la sinistra hegeliana, Marx e Dewey. Più tardi Miccini evocherà spesso la propria stima nei confronti del filosofo i cui libri Praxis ed empirismo, Linguaggio comune e linguaggi scientifici, Retorica e logica, hanno costituito un valido punto di riferimento. Collabora con saggi critici e poesie a varie riviste : "Nuova Corrente", "Quartiere", "Il Ponte", "Marcatré", "Tempo presente", "La Battana" e "Letteratura". All’esperienza di saggista si aggiunge quella di redattore alle rubriche "Protocolli" e "Dopotutto" della rivista "Letteratura".Frequentando il milieu letterario entra in rapporto con Vittorini che gli pubblica Tre poemetti sulla rivista da lui diretta "Il Menabò" e con Mario Luzi che pubblica Sonetto Minore sulla collana di poesia della Vallecchi. Nel 1961 vince il Premio di poesia “Città di Firenze”. Insoddisfatto degli esiti poetici a cui la parola lo costringe, nel 1962 elabora le prime composizioni di poesia visiva.

L’anno successivo, insieme a Lamberto Pignotti con il quale ha condiviso l’esperienza di "Protocolli" e "Dopotutto", si affianca al Gruppo 63 pur non approvandone completamente gli intenti e i risultati. Lo stesso anno i due artisti, spinti dall’interesse verso l’interdisciplinarietà dei linguaggi e delle arti, organizzano il convegno "Arte e Comunicazione" al Forte Belvedere da cui ha origine il “I Gruppo 70”. L’anno successivo gli orientamenti si precisano, come testimonia il secondo convegno indetto dal gruppo dal titolo "Arte e tecnologia" al quale fanno seguito esposizioni e dibattiti. Nasce la “poesia tecnologica” e il “Secondo Gruppo 70” che si allarga oltre i confini fiorentini favorendo l’inserimento di partecipazioni non locali come ad esempio Ziveri e Bonito Oliva. In questa fase l’artista precisa l’uso della tecnica collagistica con recupero di materiali linguistici propri delle comunicazioni di massa. L’intensa attività del gruppo si manifesta in esposizioni, conferenze, spettacoli teatrali come Poesia e no (II parte), allestito al Piccolo Teatro di Livorno e di cui Miccini è il realizzatore.

Nel 1969 fonda il Centro Téchne che, oltre a incoraggiare le nuove correnti plastiche, ospita le nascenti compagnie teatrali dei Magazzini Criminali (allora Carrozzone) e del Teatro Jarry. Il centro inoltre svolge un’attività editoriale importante attraverso la realizzazione e diffusione della rivista "Téchne" che, non solo prova l’esistenza di un dibattito culturale insospettabile nella provinciale Firenze, ma promuove attraverso i "Quaderni" la circolazione della poesia visiva. “Téchne” è senza dubbio una delle prime case editrici di libri d’artista e Miccini uno dei pochi artisti italiani che si è precocemente cimentato in tale genere artistico.Con lo scioglimento del Gruppo 70, nel 1969 l’esperienza continua sotto l’etichetta “Poesia visiva”. Miccini si lega a Sarenco con il quale partecipa all’avventura di "Lotta Poetica" dirigendone la seconda e la terza serie. Nel ‘72 con il Gruppo dei Nove (Alain Arias-Misson, Jean-François Bory, Herman Damen, Paul De Vree, Eugenio Miccini, Lucia Marcucci, Luciano Ori, Michele Perfetti, Sarenco) partecipa in prima fila all’ «internazionalizzazione» della poesia visiva, ovvero alla sua accreditazione oltre i confini nazionali.
Collabora come cultore delle discipline semiotiche alla cattedra di Strumenti e Tecniche della comunicazione visiva della facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. Insegna inoltre Storia dell’arte contemporanea nelle Accademie di Belle Arti di Verona e Ravenna. Nel 1983 fonda il gruppo "Logomotives" con Sarenco, Verdi, De Vree, Bory, Blaine, Arias-Misson e l’omonimo periodico della poesia visiva. Cura alcune delle edizioni sonore edite da "Lotta Poetica" per lo Studio Morra di Napoli. La storia di Eugenio Miccini è fatidicamente legata al libro, anzi, più esattamente ad ogni tipo di prodotto cartaceo come la rivista, la carta postale, il volantino. Ognuna di queste opzioni permette di supportare il pensiero e di distribuirlo diffusamente; ognuna permette una creazione libera nonostante l’impiego di strumenti comunicativi "usurati", come la scrittura; ognuna corrisponde a un mezzo di comunicazione facile e diretto. L’attrazione per questo manufatto artigianale o editoriale, prodotto da una di quelle innumerevoli case editrici alternative che arricchivano il panorama culturale dell’epoca, è prima di tutto giustificata da una coscienza socio politica, destinata ad affermare la democratizzazione dell’arte e, in secondo luogo, da una rivoluzione creativa che oppone le proprie esigenze contro quelle del passato, ormai sterili. Nella mostra di Modena verranno esposti i circa quaranta libri d’artista da lui prodotti, insieme ad altri suoi libri di poesie e studi scientifici. Eugenio Miccini ha partecipato a importanti manifestazioni artistiche internazionali e al suo lavoro sono dedicate numerose pubblicazioni e alcune tesi universitarie. Ha diretto per il Centro Baratta di Mantova una collana di libri dedicati alla performance, al libro d’artista, alla poesia concreta e al teatro. Le sue opere figurano nelle collezioni di importanti musei come il MoMA di New York, il BWA di Lublino, e delle gallerie civiche di Tokyo, Perth, Lodz, Valencia, Bologna, Mantova.

(Testo di Annalisa Rimmaudo, assistente d'esposizione al Centre Georges Pompidou di Parigi)

Diritti riservati a babylongallery.it